Mancano poche ore alla seconda prova dell’Esame di Stato e, come ogni anno, migliaia di studenti del Liceo delle Scienze Umane si pongono la stessa domanda: quale sarà la traccia scelta dal Ministero?
È una domanda che ritorna puntuale a ogni giugno. I gruppi WhatsApp si riempiono di ipotesi, i docenti vengono interrogati come oracoli e sui social circolano pronostici di ogni tipo. Naturalmente nessuno conosce la risposta. Tuttavia le tracce degli ultimi anni raccontano una storia interessante e, se osservate nel loro insieme, permettono di individuare alcune tendenze che meritano attenzione.
Più che tentare di indovinare il futuro, vale la pena capire quali idee guidano ormai da tempo la costruzione della seconda prova di Scienze Umane.

Le tracce non parlano mai per caso
Chi immagina una scelta casuale da parte del Ministero probabilmente si sbaglia. Le tracce degli ultimi anni sembrano seguire una logica abbastanza precisa: evitare gli argomenti troppo specialistici e privilegiare invece grandi questioni capaci di mettere in dialogo psicologia, sociologia, pedagogia e antropologia.
Non è un caso che le prove più recenti abbiano affrontato temi come la socializzazione, il ruolo dell’educazione, il rapporto tra individuo e società o, nel 2025, la ricerca nelle Scienze Umane. Non si tratta semplicemente di argomenti di programma, ma di problemi che invitano lo studente a ragionare, collegare autori diversi e costruire un discorso personale.
La seconda prova, insomma, sembra sempre meno orientata alla verifica della memoria e sempre più interessata alla capacità di interpretazione.
Il filo rosso che unisce gli ultimi Esami
Guardando le tracce nel loro insieme emerge un elemento comune: il tentativo di leggere i cambiamenti della società contemporanea attraverso gli strumenti delle Scienze Umane.
Negli ultimi anni la scuola è stata attraversata da trasformazioni profonde. La diffusione delle tecnologie digitali, i fenomeni migratori, il dibattito sull’inclusione, le nuove forme di comunicazione e la crescente attenzione al benessere psicologico hanno modificato il modo in cui viviamo, impariamo e costruiamo le nostre relazioni.
Per questo motivo appare difficile immaginare una traccia chiusa su un singolo autore o una teoria specifica. Molto più probabile è una proposta che consenta di mettere in relazione diversi approcci e diversi ambiti disciplinari.
La pista dell’educazione digitale
Se si dovesse indicare un tema particolarmente plausibile, il rapporto tra educazione e tecnologia occuperebbe certamente le prime posizioni.
L’intelligenza artificiale è entrata nelle scuole, il dibattito sull’uso degli smartphone è diventato quotidiano e la questione delle competenze digitali riguarda ormai studenti, famiglie e docenti. In questo scenario una riflessione pedagogica sull’apprendimento nell’era digitale sarebbe perfettamente coerente con le trasformazioni che stiamo vivendo.
Una traccia di questo tipo permetterebbe di richiamare autori classici come Dewey, Bruner e Vygotskij, ma anche riflessioni sociologiche sulla comunicazione e sulla società delle reti. Soprattutto, consentirebbe di affrontare un tema che gli studenti percepiscono come vicino alla propria esperienza quotidiana.
Perché l’inclusione resta una candidata forte
Un’altra direzione possibile riguarda il tema dell’inclusione.
Negli ultimi anni la scuola italiana ha posto una crescente attenzione alla valorizzazione delle differenze, all’integrazione culturale e alla partecipazione di tutti gli studenti alla vita scolastica. Si tratta di una questione che attraversa non soltanto la pedagogia, ma anche la sociologia e l’antropologia.
Una traccia dedicata all’inclusione permetterebbe di collegare figure come Montessori e Don Milani a riflessioni più ampie sul ruolo dell’educazione nella costruzione di una società capace di riconoscere e valorizzare la diversità.
Anche in questo caso il tema avrebbe il vantaggio di essere estremamente attuale e facilmente collegabile all’esperienza concreta degli studenti.
Il ritorno di un grande classico: individuo e gruppo
Esiste poi un argomento che attraversa tutta la storia delle Scienze Umane e che periodicamente torna protagonista: il rapporto tra individuo e gruppo.
Viviamo in una società nella quale l’identità personale si costruisce sempre più attraverso relazioni, comunità virtuali e appartenenze sociali. I social network hanno amplificato fenomeni che sociologi e psicologi studiano da oltre un secolo: conformismo, influenza sociale, bisogno di riconoscimento e costruzione dell’identità.
Una traccia su questo tema consentirebbe di valorizzare autori molto presenti nei programmi scolastici e, al tempo stesso, di affrontare questioni estremamente contemporanee.
L’ipotesi che potrebbe sorprendere tutti
Se invece il Ministero volesse percorrere una strada meno prevedibile, potrebbe scegliere il rapporto tra educazione e democrazia.
Negli ultimi anni termini come cittadinanza attiva, partecipazione, pensiero critico e responsabilità sociale sono diventati centrali nel linguaggio scolastico. La scuola non è più vista soltanto come luogo di trasmissione delle conoscenze, ma anche come spazio in cui si formano cittadini consapevoli.
Una riflessione su questo tema permetterebbe di intrecciare pedagogia, sociologia e educazione civica, offrendo agli studenti ampie possibilità di approfondimento.
Più che indovinare la traccia, conviene capire la logica
Alla vigilia dell’Esame la tentazione di cercare la previsione perfetta è comprensibile. Tuttavia la storia recente della seconda prova suggerisce una lezione importante: raramente viene premiato chi punta tutto su un argomento specifico.
Le tracce di Scienze Umane sembrano chiedere sempre la stessa cosa, anche quando cambiano tema: capacità di collegamento, padronanza degli autori fondamentali e comprensione dei fenomeni sociali contemporanei.
Forse il vero pronostico è proprio questo. Qualunque sarà la traccia scelta dal Ministero, difficilmente riguarderà un argomento isolato. Molto più probabilmente inviterà gli studenti a usare le Scienze Umane come strumento per interpretare il mondo in cui vivono. E, in fondo, è esattamente ciò che queste discipline cercano di insegnare.



