La Psicologia dell’Io di Anna Freud

Gli Sviluppi della Psicoanalisi: La Psicologia dell’Io di Anna Freud

La psicoanalisi non è un insieme statico di conoscenze, ma un corpo di studi e ricerche in costante evoluzione. Questa disciplina ha dato vita a un vasto campo di lavori e contributi diversi, tanto che oggi molti preferiscono parlare di “psicoanalisi” al plurale piuttosto che al singolare. Alcuni psicoanalisti, tra cui A. Adler, C.G. Jung e W. Reich, hanno sviluppato concezioni teoriche e terapeutiche così distanti dalle tesi freudiane da creare nuove scuole psicoanalitiche.

Gli studiosi più fedeli alle tesi di Sigmund Freud hanno fornito nuovi contributi alla ricerca, seguendo l’idea di Freud che la psicoanalisi è principalmente un metodo per acquisire nuove conoscenze sulla natura umana e sulle sue patologie, piuttosto che una dottrina immutabile. Dopo la morte di Freud, questo processo evolutivo ha accelerato, dando origine a scuole che si rifanno ai successori più importanti e creativi di Freud, in particolare nel campo della psicoanalisi infantile, come Anna Freud, Melanie Klein, Donald Winnicott ed Erik Erikson.

La Psicologia dell’Io di Anna Freud

Anna Freud: vita e opere

Anna Freud nacque a Vienna nel 1895. Dopo aver completato gli studi magistrali e una breve esperienza di insegnamento, studiò le teorie del padre e nel 1922 entrò a far parte della Società Psicoanalitica di Vienna, dedicandosi all’analisi infantile. Prima di lei, avevano utilizzato la psicoanalisi con i bambini Hermine von Hug-Hellmuth e Melanie Klein, ma furono le ricerche di Klein a riscuotere maggior successo, portando Anna Freud a confrontarsi con le sue teorie.

Nel 1927, Anna Freud pubblicò Le quattro conferenze sull’analisi infantile, dando inizio a una lunga controversia con Melanie Klein che divise il movimento psicoanalitico in fazioni opposte. Nel 1938 si trasferì a Londra con il padre malato e si dedicò completamente alla sua assistenza fino alla sua morte nel 1939.

Anna Freud collaborò con la psicoanalista americana Dorothy Burlingham e insieme fondarono le Hampstead War Nurseries per l’assistenza ai bambini abbandonati. Dopo la guerra, Anna Freud fondò l’Hampstead Child Therapy Course e l’Hampstead Child Therapy Clinic, diventando un modello di riferimento negli Stati Uniti per la formazione di terapeuti infantili e per le attività diagnostiche e terapeutiche per i bambini. Tra le sue opere principali ricordiamo Il trattamento psicoanalitico dei bambini (1946) e Normalità e patologia del bambino (1965). Anna Freud morì a Londra nel 1982.

La controversia con Melanie Klein sull’analisi infantile

Anna Freud sosteneva che il bambino non fosse pronto, come l’adulto, a rieditare i suoi rapporti affettivi (transfert), poiché ancora coinvolto in essi e nel complesso edipico. Non era il bambino a decidere di intraprendere una terapia analitica, ma i genitori, spesso incapaci di sopportare sintomi come il comportamento aggressivo, la “cattiveria” o l’enuresi. La Freud riteneva necessario un periodo di preparazione all’analisi per i bambini.

Le fantasie e i sogni dei bambini erano utilizzabili nell’analisi, mentre le associazioni libere erano raramente comprensibili per loro. Il disegno era invece un’ottima tecnica per esprimere i conflitti interni. Al contrario, Melanie Klein riteneva che un bambino di tre anni avesse già elaborato gli aspetti fondamentali del complesso edipico e potesse quindi realizzare con l’analista una nuova edizione dei suoi rapporti affettivi.

Anna Freud credeva che un’analisi precoce dovesse essere limitata a casi di nevrosi grave e che la conoscenza del processo evolutivo normale fosse essenziale per l’analisi. L’analista doveva collaborare strettamente con i genitori e, in alcuni casi, era opportuno allontanare il bambino da un ambiente familiare nocivo per un periodo di tempo. Tuttavia, tali provvedimenti dovevano essere valutati attentamente per evitare di compromettere lo sviluppo naturale del bambino e i problemi di adattamento al ritorno nell’ambiente familiare.

I Meccanismi di difesa dell’Io

Nel 1936, Anna Freud pubblicò a Vienna L’Io e i meccanismi di difesa, uno dei contributi più importanti della psicoanalisi postfreudiana. Questo lavoro esaminava i modi con cui l’Io respinge il dispiacere e l’angoscia, esercitando un controllo sul comportamento impulsivo, sugli affetti e sui moti pulsionali.

Anna Freud ampliò la teoria del padre, assegnando all’Io un ruolo centrale nel processo di adattamento all’ambiente e rendendolo più indipendente rispetto all’Es. L’Io armonizza le esigenze dell’Es, del Super-Io e del mondo esterno, stabilendo un equilibrio tra le pulsioni dell’Es e la forza dell’Io, fondamentale per uno sviluppo armonioso della personalità. I meccanismi di difesa non sono di per sé segno di patologia; è il loro uso intensivo e durevole a caratterizzare la nevrosi. Nello sviluppo normale, i meccanismi di difesa si manifestano temporaneamente, permettendo una valutazione più equilibrata della realtà.

Anna Freud lavorò per la prevenzione dei problemi psicologici, sensibilizzando puericultori, infermieri, medici, insegnanti e genitori a comprendere i bisogni dei bambini prima che l’indifferenza degli adulti trasformasse i disagi in sintomi veri e propri. Come suo padre, credeva che le richieste educative degli adulti fossero spesso eccessive, anche se l’inibizione delle pulsioni è inevitabile per la formazione sociale e morale del bambino. Questo interesse spiegava il suo focus sui meccanismi di difesa dell’Io.

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