Il pluralismo religioso secondo Peter L. Berger

Il pluralismo religioso secondo Peter L. Berger. Il pluralismo religioso è spesso considerato come una minaccia alla fede, associato al relativismo e alla perdita di sostanza religiosa. Il sociologo Peter L. Berger prende la distanza da una simile posizione ritenendo che il pluralismo stesso sia il prodotto dell’individualismo moderno e dell’importanza che questo attribuisce alla libertà di coscienza. Nelle società moderne la religione va infatti intesa sempre più come una scelta privata e non come un’eredità monolitica dei padri. In altre parole, il sociologo statunitense ritiene che il pluralismo faccia bene alla fede e che la modernità non sia sempre collegabile a un declino della religione o alla secolarizzazione.

Pluralismo religioso

Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento infatti, molti sociologi avevano formulato la teoria della secolarizzazione secondo cui la società moderna e si era definivamente affrancata dal controllo di chiese e religioni. In realtà la crisi della religione era più da leggere come crisi delle religioni di “chiesa” in quanto si registrerà con maggiore avvedutezza una certa vitalità del sacro.

Due pluralismi religiosi

Berger distingue due pluralismi religiosi. Il primo riguarda il fatto che molte religioni e visioni del mondo coesistono nella stessa società. Pluralismo significa quindi la coesistenza, generalmente pacifica, di diverse religioni, visioni del mondo e sistemi di valori all’interno della stessa società.

Il secondo tipo di pluralismo non si riferisce alla semplice compresenza di più religioni in una società ma richiamano il diritto degli individui a scegliere la propria fede, senza il timore di rinunciare alle sicurezze di appartenere ad una “chiesa”.

Nelle teorizzazioni di Berger, il pluralismo costituisce una risorsa per la stessa esperienza religiosa. I vantaggi religiosi del pluralismo sono numerosi e facilmente constatabili.

Peter Ludwig BergerI vantaggi del pluralismo religioso secondo Peter L. Berger

Il primo dei vantaggi indicati da Berger è che diventa più difficile dare per scontata una tradizione religiosa. Si rendono necessarie delle scelte, soprattutto se intorno a noi ci sono persone che vivono e pensano e professano religioni differenti dalle nostre. Questo comporta una problematizzazione e un senso di incertezza che rende più aperte le persone, più tolleranti e più inclini al dialogo. Questo stato di cose – scrive Berger – la perdita di certezza, è ovviamente inquietante. Ma è positivo se si valuta l’assenso deliberato e riflessivo come una componente della fede autentica.

Il secondo vantaggio è che la libertà è un grande dono e il pluralismo apre nuove aree di libertà. Il pluralismo spinge gli individui verso decisioni libere, e la libertà è un bene in sé. Questo concetto di libertà religiosa è stato bene espresso dal Concilio Ecumenico Vaticano II. La libertà religiosa implica non solo il diritto dei cattolici di proclamare la propria verità, ma di tutte le persone a professare la propria fede o a essere atei o agnostici.

Il terzo vantaggio risiede nel fatto che le istituzioni religiose diventano delle semplici associazioni. Il pluralismo unito alla libertà religiosa dà spazio ai laici anche all’interno di chiese gerarchiche e questo modifica anche il rapporto tra chiese e stato.

Il quarto vantaggio, secondo Berger, sta nel fatto che il pluralismo influenza i singoli credenti e le comunità religiose a distinguere il nucleo centrale della loro fede dagli elementi meno importanti. Si tratta di una vera e propria “contaminazione cognitiva” in cui le persone possono rinunciare ad alcuni elementi della loro fede che non sono essenziali, mentre il nucleo rimane non negoziabile. Ciò comporta considerevoli vantaggi nella formazione dell’individuo che non è più vittima delle proprie certezze. Tale contaminazione ha reso docile, sconfiggendola, quella personalità autoritaria molto ben descritta da Adorno.

In conclusione, possiamo affermare che la convivenza pluralistica delle fedi consente a ogni religione di consolidare la propria presenza tra la popolazione, garantendo al credente il diplice vantagio di “fedeltà” non fondamentalista a una religione e il rispetto per le credenze altrui.

Bibliografia

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