Donald Winnicott e la madre sufficientemente buona

Donald Winnicott e la madre sufficientemente buona

Donald Winnicott è tra i più noti e importanti esponenti della psicoanalisi e della psicologia evolutiva. Alle sue idee si rifanno numerosi autori e psicologi dell’età contemporanea.

Il libro di Winnicott,  I bambini e le loro madri, è una raccolta di saggi nella quale lo psicoanalista descrive il rapporto profondo e silente tra madre e figlio. In questo libro, Winnicot elabora il concetto di madre sufficientemente buona.

Come le radici di una pianta le garantiscono una vita sicura e solida a seconda della loro forza, il rapporto e la fiducia nei confronti della madre in tenera età creano una personalità e un’esistenza psicologica individuale.

L’importanza delle cure materne

L’autore sostiene che le cure materne ricevute durante il primo sviluppo emotivo sono il fondamento della futura salute psichica dell’individuo e della ricchezza della sua personalità: Winnicott esamina anche la qualità e le origini della conoscenza intuitiva e spontanea che una madre sufficientemente buona ha dei bisogni del proprio bambino. L’autore illustra anche la funzione del padre il cui compito è quello di “sostegno”, nei confronti della madre, e di “creazione della personalità forte”, nei confronti del bambino.

La madre sufficientemente buona

Winnicott, sostenendo che l’immagine della madre sia la radice della psiche dell’individuo, crea l’idea di due tipi di madri: una sufficientemente buona e una non sufficientemente buona.

Lo psicanalista definisce madre sufficientemente buona quella madre che, in maniera istintiva, possiede le capacità di accudire il bambino dosando opportunamente il livello della frustrazione che gli infligge quando non asseconda le sue richieste. La madre sufficientemente buona possiede la cosiddetta appercezione materna primaria, uno stato psicologico indispensabile perché essa possa fornire le cure adeguate al piccolo e che le permette di “fornire il mondo” al bambino con puntualità, facendogli sperimentare l’ onnipotenza soggettiva. Tra i compiti della madre, infatti, vi è anche quello di presentare il mondo al bambino; la madre sufficientemente buona sa istintivamente quando presentare gli oggetti al piccolo, quando accudirlo, quando e come frustrarlo facendo sì che il suo sviluppo proceda senza intoppi e senza traumi per lui soverchianti.

La madre non sufficientemente buona

Allo stesso modo Winnicott parla di madre non sufficientemente buona intendendo quella madre, in genere vittima di psicopatologie depressive o simili, che fornisce al bambino cure senza creatività, senza adattarsi a lui e in maniera meccanica; con una madre non sufficientemente buona il bambino smetterà presto di vivere nell’illusione che sia lui a creare e distruggere gli oggetti, e vivrà in un mondo, presentatogli dalla madre, alla quale egli dovrà essere accondiscendente: la creatività nascente potrebbe così essere uccisa. Anziché essere la madre ad adattarsi al piccolo, in questo caso sarà il piccolo a doversi adattare alla madre. La madre non sufficientemente buona può distruggere in maniera traumatica l’esperienza dell’onnipotenza soggettiva del bambino, favorendo in particolare lo sviluppo di un falso sé o doppio legame.

Il libro è, senza ombra di dubbio, esaustivo nel voler trattare l’immagine della madre percepita come creatrice, non solo di vita corporea, ma anche di vita psicologica. Tuttavia, all’interno della teoria, il ruolo del padre risulta un poco carente in quanto l’autore ne cita, in modo quasi superficiale, le funzioni senza approfondirle.

Nonostante ciò il libro ha cambiato la teoria dell’ attaccamento e ha modellato le basi e i concetti della psicologia infantile.

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